Nella convinzione che per struttura e taglio storiografico — e più in genérale verrebbe da dire: per mérito délia sua "architettura" — il volume di Paolo Portoghesi su Borromini abbia mantenuto la sua originalità lo si ripropone oggi in veste paperback a più di vent`anni dalla prima edizione. La decisione cui l`autore e Feditore sono giunti concordemente è stata quella di ripresentare il volume senza mutarne i contenuti, conservando l`impaginazione originariamente adottata per un apparato illustrativo studiato per accompagnare puntualmente la lettura del testo. Citando YIntroduzione di Portoghesi del 1967, poi rivista per l`edizione del 1984, compito di questo libro è quello di "ricostruire l`opéra borrominiana corne successione nel tempo di esperienze che configurano nella loro unità la `storia di un uomo`". Anche a tal fine Portoghesi ha adottato un taglio analitico sincrónico mirante a restituiré il personalissimo linguaggio del Borromini "come un insieme di sistemi confrontabili e sintetizzabili stilisticamente" — taglio necessario per cogliere i caratteri di "un`opera cosí unitaria e coerente come quella borrominiana, di una produzione che copre soltanto un arco di trent`anni e si svolge in un contesto sociale e político statico e inerte". Il volume, infine, è caratterizzato dal "tentativo di coinvolgere più che possibile, attraverso le illustrazioni e il método di lettura, in questa ricerca, perché scrivere e leggere sia anzitutto un cercare insieme". Rispettando quindi gli intendimenti dell`autore, il libro viene ripresentato in una veste più agile e accessibile, per consentiré cosi ad un pubblico più vasto di lettori di accederé alio studio di uno dei maestri sommi dell`architettura occidentale, le cui opere, dal San Carlino alie Quattro Fontane all`Oratorio dei Filippini alia Sapienza, da San Giovanni in Laterano ai palazzi Spada e Falconieri, al Collegio de Propaganda Fide, recano impressi con i caratteri sconcertanti dell`ingegno di cui sono il prodotto, i segni di un linguaggio architettonico che vive drammaticamente il proprio destino e trágicamente lo esprime nella propria "modernité". Roma, Sant`Ivo alla Sapienza, cupola. (Foto Nimatallah/Luisa Ricciarini, Milano)